LA TESTIMONIANZA DELLA CASA DI ACCOGLIENZA ALLA VITA – 42° Giornata per la Vita

Aprire le porte alla vita per noi significa aprire le porte a chi sta attraversando un momento difficile della propria esistenza. Tutti i bambini i ragazzi e le mamme che la Casa di Accoglienza alla Vita ha ospitato fino ad ora avvertono l’importanza cruciale del loro vissuto in comunità. Il periodo che trascorrono in casa Accoglienza è un momento di crisi che ricorderanno per sempre. Un momento di svolta che non può essere dimenticato. I ricordi, le emozioni, le preoccupazioni, le gioie e le fatiche del periodo di comunità sono molto significative perché molte volte rappresentano il trampolino di lancio per un riscatto sociale e il punto di partenza per una nuova vita. Pensiamo alle mamme che da una situazione caotica risistemano i tasselli della esistenza e si riappropriano della loro dignità (un lavoro, una casa, una nuova vita coi propri figli). Pensiamo ai bambini che ritrovano la gioia della famiglia anche se non più la loro originaria. Bambini a cui in comunità è ridata la possibilità di crescere in modo ordinato, sano e con adulti positivi a cui fanno riferimento. Pensiamo ai ragazzi che hanno l’opportunità di vedere il loro futuro in modo meno nebuloso, che hanno la possibilità di essere affiancati dagli educatori per affrontare la vita con meno paure, maggiormente confortati e alleggeriti da pesi troppo onerosi

Noi educatori della Casa di Accoglienza siamo chiamati ad un compito complesso centrato sull’equilibrio tra professionalità e affettività. La relazione rappresenta lo strumento più appropriato a nostra disposizione. Per tentare di sanare il vuoto affettivo creatosi nella vita dei nostri ospiti cerchiamo di creare con loro un legame attraverso il quale poter recuperare quella fiducia verso gli adulti che normalmente nei loro vissuti hanno smarrito. Per fare ciò non ci affidiamo solo alle nostre competenze professionali, ma cerchiamo anche di svolgere un lavoro su noi stessi per far crescere la tenerezza, la delicatezza, l’umiltà, la condivisione che sono ingredienti essenziali per un compito così delicato. In questo senso ci è di aiuto l’amicizia che si è venuta a creare fatta di sincerità, rispetto, ma anche di schiettezza e libertà di pensiero.

Bambini ragazzi e mamme arrivano con un bagaglio emotivo molto carico di preoccupazioni, di incognite, di paure. Il tempo che trascorrono in comunità deve essere anche un tempo in cui poter sperimentare serenità spensieratezza per non rimanere sempre incollati al proprio passato. Per progettare e pensare ad un futuro migliore hanno bisogno di vivere il presente in modo tranquillo e calmo. Questo li aiuta ad affrontare il futuro senza ansie e grossi timori, ma con speranza e fiducia.

Ancora oggi cerchiamo di portare avanti le intuizioni del nostro fondatore don Leo Cerabolini la cui memoria non è mai venuta meno grazie anche alla presenza di Giovanna che ha voluto sempre mantenere vivo il suo carisma. Come ci ha insegnato il don stiamo cercando di offrire agli ospiti della comunità un ambiente famigliare. Un luogo nel quale poter vivere esperienze di vita famigliare come ogni altro.

In questo senso vogliamo menzionare un episodio accaduto anni fa che ancora ricordiamo con orgoglio, un vissuto di comunità molto semplice che ci pare possa rappresentare bene il lavoro che tutti giorni siamo chiamati a svolgere.

Si tratta della accoglienza di due fratelli di 11 anni che sono stati allontanati dal loro nucleo famigliare in modo definitivo. Con loro abbiamo trascorso periodi difficili nei quali in loro emergeva diffidenza e distacco. Anche se l’ambiente famigliare che avevano lasciato non era sano comunque manifestavano nostalgie e insieme anche a molta rabbia per il passato e preoccupazione per il futuro. Il lavoro coordinato di tutti gli educatori della comunità con il tempo ha scardinato tutte queste difese. Un anno esatto dal giorno della loro accoglienza, data che noi educatori non abbiamo la consuetudine di ricordare, i bambini ci hanno sorpreso regalandoci un cartellone tutto colorato nel quale compariva una scritta a caratteri grandi “Grazie ci avete accolto come una famiglia”.

Chiaramente non possiamo dire di raggiungere sempre questi obiettivi. Rimane però forte il nostro desiderio, la nostra piccola missione di voler far sentire ai bambini il calore di un ambiente famigliare. In questo caso ci siamo riusciti e ciò ci stimola a continuare sulla strada che abbiamo intrapreso.

Grazie

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